Nell’occasione di anticipare l’apertura della 61. Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia. Ci siamo chiesti: “E se non ci fosse un domani, quale sarebbe il tuo lascito? Cosa ne resterebbe del tuo lavoro? Cosa potrebbe esistere anche senza spiegazioni e senza promessa di un futuro?” Sono domande radicali che interrogano il nostro presente fuor di retorica e che ci obbligano a tornare a ciò che è essenziale. La mostra nasce da queste domande, che invitano gli artisti a riflettere sul proprio percorso, il proprio linguaggio e la propria urgenza espressiva, piuttosto che immaginare il futuro o rappresentare una fine catastrofica. L’artista è chiamato a lasciare una testimonianza tramite una sola opera simbolica, scelta come se fosse una traccia essenziale della propria pratica artistica, del proprio stare al mondo e del proprio sguardo sul “qui ed ora”. Non una sintesi, né tanto meno il meglio della propria collezione, ma piuttosto una dichiarazione autonoma, un frammento autentico del proprio cammino artistico, capace di esistere da solo, come segno necessario. La mostra, dunque, si configura come un insieme di voci indipendenti che non ricercano un’unità estetica, ma convivono, nella loro diversità, all’interno di uno stesso spazio temporale ed esistenziale, uno stesso campo di tensione condiviso. Un luogo in cui le opere non rispondono alla domanda, ma la abitano.
La mostra invita gli artisti a partecipare con lavori non necessariamente inediti, purché questi siano riconosciuti dall’artista come rappresentativi, come tracce significative del proprio percorso e del proprio linguaggio. Non è la novità ad avere valore, ma la necessità del gesto.